Bob Marley: Voce di Ribellione e Speranza

di Levi Tambo

L’eco del reggae risuonava nei vicoli di Trenchtown, un canto di ribellione e speranza che si levava dalla voce di Bob Marley. Anni ’70, Giamaica, un’isola scossa da venti politici contrastanti. Da un lato, il Partito Laburista Nazionale (PNP) di Michael Manley, con la sua promessa di socialismo e uguaglianza, dall’altro, il Partito Laburista Giamaicano (JLP) di Edward Seaga, che ammiccava agli interessi americani.
Marley, con la sua musica intrisa di rastafarianesimo, era un simbolo di unità per il popolo giamaicano, un’icona che infondeva coraggio e speranza. Ma la sua voce, potente e influente, non piaceva a tutti. Si diceva che la CIA vedesse in lui una minaccia, un ostacolo ai loro piani per mantenere l’isola sotto il controllo americano.
Nel 1976, le ombre si allungarono sulla casa di Marley. Un commando armato fece irruzione, sparando all’impazzata. Marley sopravvisse, ma il messaggio era chiaro: la sua voce doveva essere silenziata. Il tentato omicidio, avvolto nel mistero, alimentò le voci di un coinvolgimento della CIA, un’ombra che si allungava sulla Giamaica come un presagio funesto.
Poi, nel 1981, il silenzio. Marley morì di melanoma, una malattia che lo aveva consumato lentamente. Ma anche la sua morte fu avvolta nel sospetto. Alcuni sussurravano di un ago avvelenato, un’arma silenziosa e letale, un ultimo atto di un complotto ordito nell’ombra.
Le prove concrete mancavano, come sabbia che scivola tra le dita. Ma il contesto politico, le speculazioni, il ricordo di un’America Latina segnata da interventi occulti, tutto alimentava il fuoco del sospetto. Il documentario di Netflix, “ReMastered: Who Shot the Sheriff?”, riaccese le fiamme, esplorando le teorie, scavando nel torbido passato.
La verità rimane nascosta, avvolta nel mistero come un riff di reggae che si perde nel vento. Ma la voce di Bob Marley, il suo messaggio di pace e unità, continua a risuonare, un’eco che sfida il tempo e le ombre del potere.

Levi Tambo aka

Alessandro Tamborini

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DREADLOCKS

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Dreads, dreads, dreadlocks!…

Da sempre sono un simbolo del Reggae, di una filosofia di musica e di vita che arriva da una terra lontana ma vicina al cuore di molti, trasmettono immediatamente Jamaica flavor per tutti coloro che amano le good vibes dei concerti reggae.

Anche il Reggae Italia naturalmente ha i suoi “capelloni” iconici, e uno di questi è sicuramente il nostro Levi Papa Tambo, l’uomo delle percussioni, dall’inizio del cammino l’addetto allo spicy sound della Hierbamala.
Hic sunt leones!
Roba per gente fiera di viaggiare in controtendenza.

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I suoi dreads hanno visto vent’anni di palcoscenici e di storia del Reggae di casa nostra, una bandiera per gli amici della Hierbamala.
Guardatelo mentre sfida nientemeno che il Bunna a chi ce li ha più lunghi, prima di salire sul palco ad agitarli a ritmo Reggae Patchanka
ed è una gran bella sfida, giudicate voi!

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