La storia racconta di Hailé Selassié, imperatore d’Etiopia, e del movimento Rastafariano che lo venera come un dio. Selassié, ultimo imperatore di una lunga dinastia, si impegnò nella modernizzazione del suo paese, ma fu costretto all’esilio da Mussolini durante l’invasione italiana dell’Etiopia. Ritornò al potere grazie agli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale e continuò a regnare per decenni, giocando un ruolo importante nel movimento anticoloniale africano. Il suo regno terminò tragicamente con un colpo di stato marxista e la sua morte per strangolamento. Parallelamente alla sua vita politica, si sviluppò in Giamaica il movimento Rastafariano, una religione che lo considera una divinità e che si è diffusa in tutto il mondo. Però bisogna conoscere e comprendere le credenze e le pratiche di questa religione, evidenziandone anche gli aspetti controversi come il maschilismo e l’omofobia.
Ci scrive l’autrice, giovane romana, Chantal Ercoli: Inizia così
“Roma, oggi. Ho sentito una storia che mi ha fatto venire i brividi, una di quelle che ti fanno dubitare di tutto ciò che credi di sapere. Parlava di un uomo, Hailé Selassié, un imperatore etiope, e di come, senza volerlo, sia diventato un dio per un’intera religione.
Immaginate, anni ’30, l’Africa ancora avvolta nel mantello del colonialismo. Ras Tafari Makonnen, un nome che suona come un eco di tempi antichi, sale al trono e diventa Hailé Selassié, “il potere della Trinità”. Un re che discende da Salomone e dalla regina di Saba, un’eco di leggende bibliche.
Poi, la guerra. L’Italia, con la sua sete di conquista, invade l’Etiopia. Il Negus in esilio, ma solo per poco. Gli inglesi, come un vento di cambiamento, lo riportano trionfante ad Addis Abeba.
Ma la storia non finisce qui. Anzi, è qui che diventa incredibile. In Giamaica, un’isola lontana, nasce una religione che lo venera come un dio. I Rastafari, li chiamano. Un milione di persone in tutto il mondo, con i loro dreadlocks e la loro musica reggae.
Mi chiedo, cosa avrà pensato Hailé Selassié quando l’ha scoperto? Lui, un uomo che si diceva mortale, divinizzato da un popolo lontano.
E poi ci sono i capelli, quei dreadlocks che sono un simbolo, un segno di ribellione, di spiritualità. Mi fanno pensare a come i simboli possano viaggiare, trasformarsi, assumere significati diversi a seconda di chi li guarda.
La storia di Hailé Selassié e dei Rastafari è un labirinto di potere, fede, colonialismo e ribellione. Mi fa riflettere su come la storia sia piena di paradossi e di come le persone possano trovare significati in luoghi inaspettati.”
Chantal,che ringraziamo per il contributo, non dice che è stata ispirata dalla lezione del Prof. Alessandro Barbero e Saverio Sabelli per ChoraMedia a cui la Hierbamala manda un grande abbraccio.
