OMNIA SUNT COMMUNIA – di Sara Bohl
Ho tra le mani l’ultimo lavoro della Hierbamala, un CD dalla copertina molto sobria, sulla quale campeggia il motto eretico ‘OMNIA SUNT COMMUNIA’.
Questa espressione latina, utilizzata come grido di battaglia dai rappresentanti del cristianesimo rivoluzionario durante le guerre di ribellione dei contadini tedeschi, viene attribuita a Tommaso d’Aquino, il quale sosteneva che, nei momenti di grave necessità, ogni cosa dovesse divenire comune e, forse mai come in quest’epoca, in cui trionfano l’edonismo e l’egoismo più sfrenati, questo concetto andrebbe messo in pratica.
Gli H.M., infatti, attraverso le loro canzoni, continuano a veicolare il riscatto sociale, la ribellione e la resistenza non violenta ad una società in cui non si riconoscono e spesso raccontano le vicende di quella parte di umanità che non ha voce, in un perpetuo ‘MOTO ERETICO’ verso un futuro più giusto e più umano.
Si soffermano, infatti, su temi profondi e complessi, ma, al contempo, comprensibili e condivisibili da tutti e invitano a riflettere su considerazioni di fondamentale importanza.
In questi anni di disimpegno, portano avanti e ripropongono valori di condivisione e solidarietà, attraverso i pregevoli e mai scontati testi di Carlo Sandrin, che, quando scrive, pare baciato da Calliope, la musa della poesia.
Egli riesce, infatti, ad essere credibile sia quando utilizza il vernacolo giuliano, lingua della sua terra d’origine, sia quando compone in italiano o in inglese ed è proprio grazie a questa sua duttilità linguistica e alle sue innegabili doti empatiche, che è riuscito a creare un suo stile personalissimo, inconfondibile e cosmopolita.
In questo album, oltre alle sonorità reggae, ska, rock e patchanka a cui siamo già abituati, viene introdotto con la canzone Eva, il sound cubano, che, abbinato al dialetto triestino, sortisce un effetto veramente esplosivo e travolgente e ribalta il mito biblico del serpente che seduce la donna.
Ciò non deve stupire, in quanto Carlo Sandrin sostiene convintamente che ‘gli uomini son tutti uguali e le donne sono tutte speciali’, a cominciare da Eva.
Molto attuale il tema trattato nel brano ‘Magnè’, che invita a una riflessione su ciò che mangiamo, poiché l’alimentazione influenza ciò che siamo e gli equilibri del nostro ecosistema.
In ‘Spina’ si racconta l’amore in modo originale e tutt’altro che scontato, mentre in ‘Sangre misto’ e in ‘Live in peace’, viene riproposto l’impegno sociale e si auspica un mondo in cui vivere finalmente in pace, come fratelli e sorelle.
In ‘Magic bus’, invece, si parla del mitico autobus che, tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso portava gli hippies dall’Europa all’India, alla ricerca di un modo di vivere, meno vincolato ai beni materiali e allo stile di vita occidentale.
Infine, nella divertentissima ‘CBD’, vengono elencati in forma di filastrocca triestina, i benefici effetti del cannabidiolo, nel tentativo di sdoganarne l’uso.
In ultima analisi, anche in questo lavoro, la loro musica, grazie all’armonia che regna tra tutti i componenti della band e al contributo delle due vocalists, che, con le loro voci da brivido, impreziosiscono ogni brano, è in grado di generare vibrazioni positive e una sensazione di libertà e consapevolezza, che aiuta a sentirsi in comunione col grande spirito che governa tutto l’universo.
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